Foto di un progetto di Permacultura

Cos’è la Permacultura?

 “Nonostante i problemi del mondo siano sempre più complessi, le soluzioni restano di una semplicità imbarazzante.” – Introduzione alla Permacultura, Bill Mollison –

 

Ho scoperto la permacultura un paio di anni fa, poco prima di trasferirmi in campagna. Non avevo alcuna esperienza nel campo dell’agricoltura, ed avendo fatto una scelta di vita sana già da qualche anno, ero alla ricerca di un metodo naturale da applicare sulla nostra terra.

Facendo ricerche su internet, ho trovato dei libri che sembravano rispecchiare il mio ideale di naturale e, dopo aver letto Masanobu Fukuoka, Emilia Hazelip e Sepp Holzer, ho capito che ero sulla strada giusta. Si tratta di persone normalissime, cresciute come tutti con l’idea che per avere un orto sano bisogna “aiutare” le piante con fertilizzanti, concimi e insetticidi. Durante il loro percorso però, sono arrivati alla conclusione che fare tutto questo non ha nulla a che vedere con la natura, così hanno iniziato ad osservarla ed a lasciarla fare.

 

Cosa succede quando abbandoni un campo coltivato che in genere è pulito e ordinato?

Le cosiddette erbacce riempiono gli spazi vuoti, la terra scompare sotto l’erba e l’ordine preciso delle file di ortaggi si trasforma in un variegato disordine. Le nuove piante con gli ortaggi precedentemente coltivati inizieranno una dolce convivenza con insetti e vermetti, prenderanno l’acqua di cui avranno bisogno dall’aria dal cielo e il contributo umano sarà, a questo punto, inutile.

 

Allora perché ci ingegniamo a tal punto da rendere tutto così innaturale?

Beh, le motivazioni sono tante e spesso molto tristi: vogliamo il 100% di resa da una coltivazione dimenticandoci che anche gli insetti devono mangiare, per essere più veloci usiamo delle super macchine quindi le colture devono essere tutte in fila, dritte e ad una certa distanza, crediamo che le erbacce creino disturbo alle nostre piante, allora puliamo tutto rendendo il terreno arido, per non parlare del giro economico delle ditte che producono fertilizzanti, concimi e medicine per l’agricoltura e negli anni hanno fatto in modo che il contadino non potesse farne a meno… ma qui il discorso si farebbe troppo lungo, lascio a voi la possibilità di informarvi su questo argomento (vedi Bayer e Monsanto).

 

Dicevamo… quando osserviamo il bosco, ci rendiamo conto che, se la natura è messa a suo agio, può tranquillamente vivere senza il contributo dell’essere umano (anzi probabilmente ne gioverebbe non poco).

Proviamo ad imitarlo e quindi: coltiviamo delle piante che convivono bene insieme, di altezze e caratteristiche diverse, quelle più robuste e fitte all’esterno come frangivento e copriamo il terreno con una buona pacciamatura (paglia o fieno); dopo poco tempo vedremo svilupparsi un ecosistema e un microclima che non avrà bisogno del nostro intervento, tranne quello di eventuali potature e raccolta dei frutti. Naturalmente ogni luogo ha delle caratteristiche diverse, per questo dovremo diventare dei buoni osservatori e studiare la nostra zona prima di modificare suolo e vegetazione.

La Permacultura non è solo agricoltura. Quando apriamo il capitolo ci affacciamo su uno stile di vita che non ha regole né tecniche, ma principi ed etiche.

Di seguito i punti cardine di questa filosofia.

 

Le 3 etiche della Permacultura

Foto delle 3 etiche della Permacultura

  • Cura il Pianeta Terra come se fosse un organismo;
  • Produci abbondanza e condividila;
  • Prenditi cura di te stesso e della tua specie

     

I 12 principi della Permacultura

 Foto dei 12 principi della permacultura

 

1 – Osserva e interagisci: prima osserva e solo dopo aver valutato bene intervieni;

2 – Cattura e conserva l’energia: preserva, raccogli, accumula e mantieni più energia possibile nel sistema;

3 – Ottieni un raccolto: attua tutti quei comportamenti, tutte le pratichee le azioni che portano a una fruttificazione, ad un raccolto;

4 – Applica l’autoregolazione e accetta il feedback: bisogna imparare ad autoregolarsi, ascoltando e accettando i feedback di ritorno, positivi o negativi, che l’ambiente ci manda dopo un nostro intervento;

5 – Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili: utilizza tutte le risorse e le energie rinnovabili a disposizione;

6 – Non produrre rifiuti: la non produzione di scarti e rifiuti, ogni cosa è nel ciclo e rimane al suo interno come risorsa da gestire e utilizzare;

7 – Progetta dal modello la dettaglio: progetta ogni cosa, anche la più apparentemente irrilevante. Una progettazione dettagliata eviterà errori e sprechi nel futuro;

8 – Integra invece di separare: ogni intervento deve essere integrato e collegato nel contesto, senza frammentazione o separazione con le altre parti del sistema;

9 – Usa soluzioni piccole e lente: agisci sull’ambiente con piccoli gesti; azioni leggere nel lungo periodo eviteranno di fare modifiche errate su grande scala, nel caso di valutazione non idonea;

10 – Usa e valorizza le diversità: individua nella diversità il punto di forza; la natura ama la biodiversità e la policoltura;

11 – Usa e valorizza i margini: il margine è la zona di passaggio da un ambiente ad un altro, ma anche il simbolo tra due entità differenti che, proprio lungo la zona di confine si mischiano, e creano più diversità.

12 – Usa creatività e rispondi al cambiamento: Diventiamo resilienti e divertiamoci a rispondere ai cambiamenti usando la nostra infinita fantasia.

 

Solo dopo aver partecipato al corso di Permacultura di 72 ore organizzato dall’Accademia Italiana di Permacultura (un corso standardizzato e riconosciuto a livello internazionale), ho capito quanto è importante la progettazione.

 

Definizione di Progettazione di Permacultura dal sito dell’Accademia:

La Permacultura è nata come sistema di progettazione del territorio che integra armoniosamente l’uomo con l’ambiente e i suoi elementi (abitazione, alimentazione, risorse naturali, relazioni umane e sociali). L’obiettivo è progettare insediamenti duraturi, il più possibile simili ad ecosistemi naturali, tramite il riconoscimento, l’utilizzo e l’armonizzazione delle componenti del paesaggio (morfologia, clima, terreno, acqua, vegetazione, animali) sviluppando rapporti di sostegno reciproco tra gli elementi dell’ambiente e i bisogni delle persone e basandosi su uno stile di vita “non predatore” e “non parassitario”. Il risultato è un sistema di grande valore estetico, produttivo, e sostenibile nel tempo, con bassi costi di manutenzione.”

 

Ora noi de L’Asino e la Luna siamo proprio in questa fase: la progettazione del territorio. È una fase che, in realtà, credo ci accompagnerà per sempre, perché, da quel che ho capito in questo breve periodo, non si finisce mai di imparare dalla natura.

 

I nostri obiettivi finali sono l’autosufficienza, il riciclo di tutti i rifiuti, la rigenerazione della terra e la creazione di boschi e sistemi vegetativi indipendenti, con un capitolo a parte per gli animali.

 

Vorremmo anche costruire delle strutture in bioedilizia utilizzando paglia e argilla o materiali di riciclo, compost toilette, sistemi di fitodepurazione per il riutilizzo delle acque grigie, nonché installazione di apparecchi che producono energia rinnovabile, ma per tutto questo ci sarà bisogno di tempo, soldi, manodopera e, soprattutto, bisogna passare per la burocrazia italiana. Ma siamo ottimisti e fiduciosi che i tempi stiano cambiando.

 

Nel frattempo proseguiamo con i lavori sulla terra e sulla rigenerazione della vegetazione, quindi swales, stagni, orto, siepi e alberi da frutto.

 

“Imparare dalla natura, seguire i suoi ritmi, osservare, ascoltare, toccare, respirare, gustare e sentire ogni suo mutamento. Infine imitarla, collaborare con ogni suo elemento e fare dei suoi insegnamenti un prezioso esempio di vita. Se apprenderemo tutto questo, sapremo vivere in armonia col tutto. Questa è la Permacultura.”

 

Manuela

 

 

Bibliografia

  • La rivoluzione del filo di paglia, Masanobu Fukuoka
  • Introduzione alla Permacultura, Bill Mollison
  • Permacultura, David Holmgren
  • Guida pratica alla permacultura, Sepp Holzer
  • Agricoltura sinergica, Emilia Hazelip
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